mercoledì, 23 luglio 2008, ore 15:37
scarabocchiato da marieagnees in

... non è che abbia disdetto l'abbonamento a Internet.

Non ho nemmeno disinstallato tutto. Mi sono semplicemente disinteressata, volevo vedere se andavo in crisi d'astinenza!

Tutto bene, si, nessuna crisi....

Nel frattempo mi sono ributtata sui libri. E ho trovato un nuovo giocattolino: aNobii, che forse molti conoscerannno già, ma che per me era del tutto nuovo. Mi piace da impazzire, e penso che piacerebbe anche a Barbara, che, ricordo, aveva una bellissima libreria con i volumi ordinati per.. editore (Feltrinelli preferibilmente).

Mi trovate qui, ferie a parte.


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mercoledì, 09 luglio 2008, ore 12:28
scarabocchiato da marieagnees in citazioni, libri

Perchè l'avevo promesso, e ogni promessa e debito, e perchè Meno di zero rappresenta l'apatia, il vuoto assoluto, la totale mancanza di aspettative. E poi è Ellis. E non dico poco.potete-aiuto
La ragazza seduta vicino a me all’After Hours ha sedici anni, è abbronzata e mi dice che è una tragedia che la Kroq non trasmetta più musica a richiesta. Blair è seduta davanti a me e vicino a Trent, che sta facendo l’imitazione di Richard Blade per due ragazze giovanissime e bionde. Arriva Rip, che ha finito di parlare con il pornoattore gay seduto al bar con la sua ragazza. Sussurra qualcosa all’orecchio di Blair, poi si alzano e vanno via insieme. La ragazza seduta vicino a me è ubriaca e mi ha messo una mano sulla coscia e adesso mi chiede se davvero The Whiskey è stato distrutto da un incendio e io dico che sì, è tutto vero, poi Blair e Rip tornano al tavolo e si siedono, tutt’e due assolutamente sopra le righe: la testa di Blair si muove velocissima per seguire chi balla; e gli occhi di Rip schizzano da tutte le parti, alla ricerca della ragazza con cui è arrivato. Blair prende una matita e si mette a scrivere sul tavolo. Rip vede la ragazza. Un ragazzo alto e biondo viene al nostro tavolo e una delle ragazze sedute vicino a Trent salta su e dice: - Teddy! Credevo fossi in coma! – e Teddy spiega che no, non era in coma, ma che gli hanno ritirato la patente per guida in stato di ebbrezza sulla Pacific Coast Highway. Blair continua a disegnare sul tavolo e Teddy si siede con noi. Mi sembra di vedere Julian, sta uscendo e così mi alzo e vado prima al bar, poi fuori, e fuori sta piovendo a dirotto e sento i Duran Duran anche da lì, e una ragazza che non conosco passa e dice: - Ciao, - e io rispondo con un cenno della testa poi vado in bagno, chiudo a chiave la porta e mi ci appoggio contro, lascio perdere la coca che ho in tasca e mi metto a piangere. Piango per cinque minuti buoni poi esco e torno in sala, e il locale è buio e pieno zeppo e nessuno di accorge che ho la faccia gonfia e gli occhi rossi. Torno a sedermi vicino alla ragazza bionda ubriaca e lei e Blair stanno parlando dei voti che hanno preso all’università. Arriva Griffin con un’altra ragazza bionda davvero bellissima e mi fa un gran sorriso, poi vanno al bar a parlare con il pornoattore gay e la sua ragazza. E a un certo punto Blair se ne va con Rip, o forse con Trent, o forse è Rip ad andarsene con Trent o con le due ragazze bionde sedute vicino a Trent, o forse è Blair ad andarsene con le due ragazze bionde, e finisce che mi metto a ballare con una sconosciuta e lei si sporge verso di me e mi sussurra che forse potremmo andare a casa sua. Attraversiamo la pista affollata e lei va in bagno. Io la aspetto seduto a un tavolo.
Qualcuno ha scritto “Aiutatemi” dappertutto sul tavolo con una matita rossa in una calligrafia infantile con tanti piccoli svolazzi sulla i finale, e intorno a quella ventina di “Aiutatemi” ci sono dei numeri di telefono e intorno ai numeri di telefono un sacco di scritte illeggibili e la parola in rosso risalta ancora di più.
 La ragazza torna dal bagno e usciamo dall’After Hours. Passiamo davanti all’altra ragazza, quella che ha detto “ciao” e che adesso sta piangendo sulla porta, e al pornoattore gay che si sta facendo una canna nel viale; passiamo davanti ai quattro messicani che rompono le scatole ai ragazzi che entrano e escono dal club, e alla guardia, e al ragazzo del parcheggio che continua a dire ai messicani che farebbero meglio ad andarsene. Uno di loro mi grida: - Ehi, finocchio punk, - e io e la ragazza saliamo nella sua macchina e andiamo verso le colline e poi in camera sua e io mi spoglio e mi sdraio sul letto mentre lei va in bagno. Aspetto un paio di minuti e alla fine lei esce dal bagno avvolta in un asciugamano e si siede sul letto e io le metto le mani sulle spalle ma lei dice fermo e quando la lascio andare mi dice di appoggiarmi alla testiera e io ubbidisco e allora lei si toglie l’asciugamano e resta nuda e apre il cassetto vicino al letto e tira fuori un paio di occhiali da sole Wayfarer e mi dice di mettermeli e io me li metto. Lei prende il tubetto di crema solare e se ne spreme un po’ sulle dita poi comincia a toccarsi e mi fa segno di fare la stessa cosa e io ubbidisco. Dopo un po’ smetto e faccio per toccarla ma lei mi blocca e dice no poi rimette la mia mano dov’era e ricomincia a muovere la sua e dopo un po’ io le dico che sto per venire e lei mi dice di aspettare un minuto che anche a lei manca poco e accelera il movimento della mano e spalanca le gambe, riversa sui cuscini,e io mi tolgo gli occhiali da sole e lei mi dice di rimetterli e io me li rimetto e quando vengo sento un po’ di bruciore e intanto viene anche lei, credo. Sullo stereo c’è Bowie e lei si alza, tutta rossa, e va a spegnerlo. Poi accende Mtv. Resto lì sdraiato, nudo, ancora con quelli occhiali addosso, e lei mi porge una scatola di Kleenex. Mi pulisco e mi metto a sfogliare un numero di “Vogue” sul pavimento vicino al letto. Lei si infila una vestaglia e mi fissa. Sento il tuono in lontananza e comincia a piovere più forte. Lei si accende una sigaretta e io comincio a rivestirmi. Poi chiamo un taxi e finalmente mi tolgo i Wayfarer e lei mi dice di far piano quando scendo le scale per non svegliare i suoi genitori. Il taxi mi riporta all’appartamento di Trent e ormai sta piovendo a dirotto.
Quando salgo in macchina c’è un biglietto sul sedile accanto al mio. Dice: - Ti sei divertito? – Mi sembra di riconoscere la calligrafia di Blair e torno a casa.
Bret Easton Ellis - Meno di zero
(Ringrazio tutti quelli che mi hanno commentata e salutata in seguito all'annuncio della chiusura. Buona continuazione)

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venerdì, 04 luglio 2008, ore 15:58
scarabocchiato da marieagnees in diario personale, the end

chiusoDa un po' ci penso, e non lo faccio mai. Non che il silenzio sia poi così diverso dal dire "adesso basta, non ho più niente da dire a nessuno, sono arida come una crepa in una zolla". Forse però è inutile continuare a tergiversare sperando che le cose cambino.

Qualche tempo fa prendevo in giro Silvia e la sua nuova passione per My Space. La ricordavo alzare gli occhi al soffitto di un bel ristorante e commentare estasiata: "Ecco, vorrei che il mio blog fosse così". Mi sono forse troppo accanita contro la sua fresca ingenuità, magari sotto sotto, in lei, vedevo un po' la me di qualche anno fa, piena di aspettative in ogni progetto, una che investiva tempo e risorse emotive in un diario virtuale, in miliardi di concorsi, in contatti con gente lontana.

Oggi mi sento un po' delusa da ogni cosa, e spesso stanca, svuotata. Scrivere non serve a niente, e non ho voglia di parlare. Lavoro tanto, probabilmente troppo, ma non è un pretesto valido. Ho prenotato le mie ferie per agosto in un bel posto dalla spiaggia bianca e l'acqua cristallina, ma non ci penso quasi, e il panico da valigia che sempre mi assaliva anni prima, ora mi lascia indifferente. Leggo poche e inutili cose che non mi si appiccicano addosso il tempo di un pensiero (unico aspetto positivo, ora leggere Fabio Volo mi sembra perdita di tempo). Non esco, il cellulare resta inutilizzato e vuoto, eccetto che per uno strano messaggio di mia zia Marisa,  che farnetica di un temporale domenicale a Bossolasco. Non cucino nemmeno più, cosa che una volta adoravo fare, soprattutto nei momenti tristi.

saracinesca[1]

Mi sono resa conto di essermi isolata, e forse questo è l'ultimo tassello che ancora manca, nel completare ciò che è il mio nuovo sistema per garantirmi annichilimento: abbasso le saracinesche, e chiudo il blog.

 Dài, siate sinceri. Non avete perso nulla.

 

 


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mercoledì, 18 giugno 2008, ore 19:23
scarabocchiato da marieagnees in comunicazioni di servizio, quisquilie

Non per andare altrove con un nuovo nome e una nuova casa, ma per zittirmi definitivamente, ecco il motivo per cui vorrei chiudere questo blog.

Che ci sto a fare qui, ormai?

L'autoterapia mediatica, ultimo scopo ancora addotto a pretesto per la vita di questo luogo,  non mi soddisfa e non mi alletta più: lo scrivere di me, che sono orgogliosa e tirchia mentre mio fratello è servile e scialacquatore, e puntualizzare che nonostante questo mio padre adori lui e svilisca me, non mi aiuta. (NONOSTANTE, ho usato proprio questo termine. Forse avrei dovuto utilizzare GRAZIE A, in fondo esser tirchi e orgogliosi è una macchia!).

Potrei far sorridere con un post idiota e rapido, raccondando di aver cambiato lo sfondo desktop del mio pc con una veduta aerea di Bora Bora, e il mio nipote scemo (non bambino, proprio SCEMO), passando, mi ha chiesto se era l'isola di Gorm. Purtroppo, interventi di questo tenore mi ricordano soltanto quando mi si svampò il pc e il relativo post stupido finì in home page della mia vecchia "casa di blog" virtuale - mi vergogno ancora adesso.

Potrei rievocare l'infanzia parlando di quel bel gioco che faceva Jocelyn in tv, si chiamava "Conto su di te" e c'erano delle persone che, disturbate da vento, galline razzolanti e amenità varie , dovevano contar soldi e non sbagliare il saldo. Sono molto immedesimata in quei poverini, ora: ho anche preso il mio primo 50 euro falso, e ci ho messo una settimana prima di riuscire a dirlo qui, pubblicamente.

Ecco, forse il blog serve ancora a qualcosa. A mandar pubbliche maledizioni a quel pezzo di stronzo che me lo ha rifilato.

Per ora, non chiudo.

 

 


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venerdì, 06 giugno 2008, ore 16:28
scarabocchiato da marieagnees in diario personale

Già me ne parlava Simona durante la festa di fine anno dell'asilo, il che significa che ci ho messo il mio tempo, nel risolvermi a provare. Allora, liquidammo il discorso con l'affermazione fatta en passant dalla mamma snob di turno: oggi la ricostruzione delle unghie la fanno tutti, la vera alternativa è averle vere.

11504-ricostruzione-unghie-metodo-americano-Ho colto l'occasione dell'invito a nozze come invito a nozze per la mia prima volta dall'estetista: quel mondo mi è rimasto quindi sconosciuto fino a un mese fa, lo dico senza vergogna perchè, tralasciando i massaggi anticellulite e le cure dimagranti (che magari mi servirebbero, ma vi ho sempre nutrito scarsissima fiducia), con cerette smalti e trucco me la son sempre cavata egregiamente da sola: via i peli e via il trucco, acqua e sapone et voilà.

Questa volta però volevo cimentarmi, e non sapevo nemmeno dove andare: dopo una prima occhiata scoraggiata alle pagine gialle, dopo aver accantonato il passaparola di amiche e conoscenti, mi sono infilata in una viuzza laterale al corso, sono entrata in un negozietto con l'insegna rosa al neon e ho preso appuntamento. Angela aveva le mani con le dita tozze e alcune unghie spezzate, lì per lì ho pensato che non era un bel biglietto da visita per il suo lavoro, poi però mi ha presentato Tata Francesca, che in realtà non si chiamava così, ma somigliava in maniera impressionante al personaggio televisivo del telefilm La Tata.

Tata Francesca, vent'anni veri, senza le bugie della sua sosia televisiva, sfoggiava un centimetro buono di French color rosso sangue di piccione con brillantini, platealmente false. Quando ha iniziato il suo lungo lavoro (un paio d'ore, per essere alla prima volta ho recuperato gli arretrati) si è dimostrata dotata di stesso quoziente intellettivo ed argomenti di conversazione del prototipo della manicure da film e telefilm, ed io nell'imbarazzo più completo le ho dato (quasi) carta bianca.

Così, sono rientrata a casa con una french classica, bianca e trasparente (scampata ai brillantini), ma di una lunghezza importabile, tanto che dopo, in ufficio, tutti mi buttavano gli occhi addosso per via del rumore che facevo nello scriver fatture o preventivi (un pc con l'audio della Lettera 22 non è da tutti). Mio marito faceva analogismi con certi film discinti in cui le segretarie fanno ben altro che battere a macchina.mani_unghie_gel

Dopo due giorni avevo la prima scheggiatura sulla base di un'unghia, da me nervosamente tormentata fino a diventare rottura con spaccatura dell'unghia vera di sotto. Sono tornata per la riparazione "d'urgenza" il sabato mattina, dove ho avuto un incontro imbarazzante con un mio ex dipendente (marito di Angela.... per fortuna nessuno mi riconosce mai). La mia unghia spezzata pareva impossibile da recuperare senza appuntamento per la settimana successiva.... ma alla magica parola "oggi ho un matrimonio" mi si sono subito aperte le porte del paradiso dell'intervento immediato. (E non ero nemmeno la sposa..)

Dopo dieci giorni il mio occhio ormai esperto notava tutte le unghie rifatte di amiche, vicine, conoscenti, clienti, passanti, e cominciava a trovare insopportabile lo scalino della ricrescita vera.

Francesca mi aveva detto "ripassa tra tre settimane", ma io non ce l'ho fatta: al giorno 14, armata di tronchesine, denti, forbicine e solvente, ho strappato via tutto. Ora scrivo che è una meraviglia, e mi ritrovo ad ammettere che l'amica di Simona aveva ragione. Guardo le mie mani più nude che mai, e mi sento affrancata da quella che poteva diventare una pericolosa dipendenza... Il rito quotidiano della riparazione..

Mio marito sogghigna: lo so, vorrebbe esternare il suo "te l'avevo detto", ma si trattiene: anche senza artigli si può graffiare per bene.


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giovedì, 05 giugno 2008, ore 08:29
scarabocchiato da marieagnees in cinema, comunicazioni di servizio

... che in realtà non è la festa della donna il momento in cui la femmina da luogo comune si scatena: provate a farvi trascinare da un'amica fanatica a vedere Sex  and the City al cinema. Apprezzerete nuovi interessanti aspetti nelle partite di calcio infrasettimanali alla tv.

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mercoledì, 28 maggio 2008, ore 15:41
scarabocchiato da marieagnees in citazioni, cinema

"Ripassavo" il film scelto per ubbidire a Pim e alla sua blog-catena, che richiedeva di scegliere un personaggio di un libro e un personaggio di un film di cui vi innamorereste, e mi si sono riproposte alcune riflessioni. Iniziamo con il film.

Io avrei scelto Il paziente inglese, ed il personaggio del conte Almasy, che intreccia una relazione con Katherine, già sposata. Nel loro primo incontro, lui le strappa i vestiti, poi però glieli ricuce. Le regala un ditale, però ripieno di zafferano. L'abbandona ferita in una grotta, però affrescata. La lascia lì a morire, però la ricorda per tutto il tempo del film.

(Ho scelto bene la mia storia?)443778_804798a571_m

La prima volta che si incontrano, lei afferma di odiare le bugie (però è già nei guai fino al collo). Lui, per tutta risposta, dichiara di odiare il possesso, e le chiede di andarsene, e di dimenticarlo ("se un bel giorno passi di qua lasciati amare e poi scordati in fretta di me, che quel giorno e' gia' buono per amare qualchedun'altro", che déja vu).

Naturalmente si prendono ancora, anche nel giorno del di lei primo anniversario di nozze (di carta), quando passa la giornata, e tutta la notte, in casa dell'amante, mentre il marito attende, sotto casa e di nascosto, con un foglio di carta velina ritagliato a cuoricini, di vederla rincasare.

Flebilmente, tra le lenzuola, Katherine afferma "qui è un altro mondo. Qui sono un'altra moglie". Entrambi sorvolano sul fatto che in tutti e due i casi si tratti di una moglie che non è capace di cucire.

Questa scena, come quella, di un altro film, in cui Diane Lane corre trafelata dopo essersi dimenticata il figlio per stare con il giovane amante, può passare inosservata a tutti, tranne che a quelle persone che:

- sono state traditrici

- non sanno cucire

(Io non sono mai stata capace di rammendare nemmeno un calzino)

O.S.T.: Non è tempo per noi, Luciano Ligabue, perchè "dicono che noi ci stiamo buttando via, ma siam bravi a raccoglierci"



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mercoledì, 21 maggio 2008, ore 18:40
scarabocchiato da marieagnees in citazioni, musica, diario personale


S'è sposata. nozzesc4

Con il cambiamento di chiesa dell'ultimo momento, e tanta strada in macchina. 

Con il bouquet di rose e fresie, l'abito bianco, il prete che leggeva la parabola del seminatore anche se avevano scelto le nozze di Cana, e come sempre, comunque, ricordava "finché morte non vi separi".

Con gli anelli impigliati su un cuscino di seta a forma di cuore, la bambina che chiamava "mamma" tra i parenti dello sposo seduti tutti a destra, e noi due testimoni a sinistra cercando di non pestare lo strascico, cercando di non piangere che i matrimoni non so perchè ma mi viene sempre la crisi, solo che stavolta ero in prima fila e contavo i capelli al prete che non capivo cos'aveva da sogghignare, e piangendo mi è colato pure il trucco a cui non sono abituata.

O forse è stata la pioggia.

S'è sposata, con la pioggia battente appena usciti, e la piazza piena di riso pesto e fradicio, gli invitati con gli ombrelli e le foto sul sagrato, poi di nuovo la strada in macchina, e la villa e il catering, e gli affreschi, e le foto, e i tavoli con i commensali sconosciuti, con i flash e i coltelli a tintinnare tra i bicchieri, i bambini stremati, addormentati con la testa appoggiata sulle braccia conserte e infine grazie per la bella festa, congratulazioni, e buonanotte, presto in auto, che piove.

Si è sposata.

Con la giarrettiera col fiocchetto blu, e gli orecchini che le avevo prestato la sera prima, e qualcosa di nuovo, e qualcosa di vecchio, anche qualcosa di comprato.

E niente perle, perchè portano lacrime. Solo pioggia.

Cade la pioggia e tutto lava
cancella le mie stesse ossa
Cade la pioggia e tutto casca
e scivolo sull’acqua sporca
Si, ma a te che importa poi
rinfrescati se vuoi
questa mia stessa pioggia sporca
Dimmi a che serve restare
lontano in silenzio a guardare
la nostra passione che muore in un angolo e
non sa di noi
non sa di noi
non sa di noi
Cade la pioggia e tutto tace
lo vedi sento anch’io la pace
Cade la pioggia e questa pace
è solo acqua sporca e brace
c’è aria fredda intorno a noi
abbracciami se vuoi
questa mia stessa pioggia sporca
Dimmi a che serve restare
lontano in silenzio a guardare
la nostra passione che muore in un angolo
E dimmi a che serve sperare
se piove e non senti dolore
come questa mia pelle che muore
che cambia colore
che cambia l’odore
Tu dimmi poi che senso ha ora piangere
piangere addosso a me
che non so difendere questa mia brutta pelle
così sporca
tanto sporca
com'è sporca
questa pioggia sporca
Si ma tu non difendermi adesso
tu non difendermi adesso
tu non difendermi
piuttosto torna a fango si ma torna
E dimmi che serve restare
lontano in silenzio a guardare
la nostra passione non muore
ma cambia colore
tu fammi sperare
che piove e senti pure l’odore
di questa mia pelle che è bianca
e non vuole il colore
non vuole il colore
no..
no..
La mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
scrivi tu la fine
io sono pronto
non voglio stare sulla soglia della nostra vita
guardare che è finita
nuvole che passano e scaricano pioggia come sassi
e ad ogni passo noi dimentichiamo i nostri passi
la strada che noi abbiamo fatto insieme
gettando sulla pietra il nostro seme
a ucciderci a ogni notte dopo rabbia
gocce di pioggia calde sulla sabbia
amore, amore mio
questa passione passata come fame ad un leone
dopo che ha divorato la sua preda ha abbandonato le ossa agli avvoltoi
tu non ricordi ma eravamo noi
noi due abbracciati fermi nella pioggia
mentre tutti correvano al riparo
e il nostro amore è polvere da sparo
il tuono è solo un battito di cuore
e il lampo illumina senza rumore
e la mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
ma scrivi tu la fine
io sono pronto

Negramaro

(testo di Giuliano Sangiorgi e Jovanotti e musica di Giuliano Sangiorgi)

(Immagine: Marc Chagall, Gli sposi della Tour Eiffel)


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martedì, 13 maggio 2008, ore 19:05
scarabocchiato da marieagnees in comunicazioni di servizio

In un vecchio abito azzurro, slabbrato sul seno e con un paio di scarpe bianche di vernice con tacco (per me) vertiginoso cucino l'arrosto.

- Stai cercando di sedurmi?

- Manda il bambino dai nonni e poi vediamo.

(In realtà stavo solo cercando di riabituarmi a camminare con i tacchi prima del matrimonio di sabato prossimo) 16(105)


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giovedì, 08 maggio 2008, ore 18:58
scarabocchiato da marieagnees in

... sono l'orgoglio di mamma!

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